Incontriamoci davanti ad un thè

Incontriamoci davanti ad un thè

Un tavolo, una strada e un gruppo di persone che parlano e si confrontano. Sembra una scena comune, ma non sempre è così a Sarno nella popolosa via Raffaele Laudisio.

A tentare di cambiare la faccia di questa via, conosciuta purtroppo per gli scontri e le violenze, l’associazione Goreè, una realtà di volontariato impegnata nel sociale e nell’accoglienza dei migranti che, in questo periodo così particolare insieme al CSV di Salerno, ha realizzato la giornata dal titolo “Incontriamoci davanti ad un tè”.

Via Laudisio è un luogo che racconta il profondo cambiamento della città delle Filande che proprio su questa strada ha visto nascere le prime realtà commerciali arabe locali come un panificio e una macelleria.

Il tentativo dei volontari è immaginare una strada che non vuole essere più divisoria, ma strumento per edificare una nuova socialità, per abbattere le barriere fisiche e culturali che contrappongo il “noi” al “loro”. Per cominciare a fare ciò e trasformare questo luogo e riabitarlo con una nuova veste, si è cominciato da un gesto semplice ma con una lunga tradizione in special modo nella cultura araba: offrire una tazza di tè.

«Una bevanda che racconta usi e costumi dei residenti della strada» – racconta Giovanni Lanzetta, presidente dell’associazione – «Questa giornata, realizzata lo scorso 4 settembre, è stato per noi volontari un momento importante. Oltre al tè, al mattino abbiamo allestito una area gioco per i bambini: colori e pennarelli hanno dato vita ai loro sogni e desideri mentre i giochi di comunità hanno permesso anche agli adulti di ritagliarsi il loro spazio.

Nel pomeriggio, invece abbiamo realizzato un incontro con i residenti insieme al parroco Don Roberto Faruggio e l’Imam Mohammad di Sarno, un modo per raccontarsi e dire no ai ghetti, alle chiusure, ai muri e sì all’apertura e conoscenza dell’altro.

Sarno, d’altronde, è un piccolo crocevia di cultura dove tra le sue abitazioni si intravedono diversi mondi e persone.» – prosegue il Presidente – «Al Comune, infatti, sono registrati tra gli 8.000 e 10.000 cittadini stranieri: uomini, donne e anche bambini la maggior parte provenienti dal Maghreb, Africa Centrale e Sud Est Asiatico.

Come è risaputo molti di loro sono impegnati lavorativamente nei settori agroalimentari e florovivaistico. Sono loro che si svegliano il mattino presto e la sera tardi per caricare i camion di fiori e piante, per raccogliere in piena notte le verdure che al mattino saranno lavate e impacchettate per essere vendute nei banchi frigo. Inoltre Sarno non è solo un luogo di lavoro, ma anche la base logistica per muoversi nei paesi circostanti grazie alla vicina Circumvesuviana.

Tale crogiolo di etnie, a volte, produce conflitto e scontro. Come volontari cerchiamo di dimostrare con il nostro esempio che tante diversità sono fonte di arricchimento e la base di una nuova umanità.

A dimostrazione di ciò, in questa giornata abbiamo presentato anche il nuovo programma associativo: a settembre prende l’avvio il doposcuola per bambini che farà base presso il Convento Francescano. Goreè è anche impegnata»  – prosegue Lanzetta  – «in attività di fornitura di corredi e abiti per bambini e neonati. Un gruppo di volontari raccoglie e smista a chi ha bisogno tramite appuntamento telefonico grazie ai volontari Salvatore, Ines, Annarita, Ferdinando e tanti altri che fanno di Sarno una piccola oasi di accoglienza aperta al mondo. Se non ci credete venite a trovarci e volendo a darci una mano, troverete sempre una buona tazza di tè ad accogliervi».

 

(Articolo tratto dalla nostra rubrica sul Il Quotidiano del Sud di Salerno – settembre 2021)

 

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